Riassunto de «La Casta»

La Casta di Rizzo e StellaAll’interno del forum di Sitosophia ho proposto tempo fa di discutere del libro (best seller) dei due giornalisti Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella titolato La Casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili (Rizzoli, 2007). Avendo letto il libro, ho proposto una sorta di riassunto, per capitoli, dal quale poi alimentare la discussione: è venuto fuori un lungo topic.
Riporto qui il riassunto dell’Introduzione (pp. 7-23).


Una oligarchia di insaziabili bramini
Da Tocqueville a De Gregorio: la deriva della classe politica

L’introduzione esordisce mettendo al corrente di certe “comunità montane” calabresi a 39 metri sul livello del mare dicendo che

le Comunità montane sono solo un pezzetto della grande torta. Ma possono aiutare forse meglio di ogni altra cosa a capire come una certa politica, o meglio la sua caricatura obesa, ingorda e autoreferenziale, sia diventata una Casta e abbia invaso l’intera società italiana. Ponendosi sempre meno l’obiettivo del bene comune e della sana amministrazione per perseguire piuttosto quello di alimentare se stessa. Obiettivo sempre più disperato e irraggiungibile via via che la bulimia ha contagiato tutti: deputati, assessori regionali, sindaci, consiglieri circoscrizionali, assistenti parlamentari, portaborse e reggipanza. Fino a dilagare nel tentativo di strappare metro per metro nuovi spazi, nelle aziende sanitarie, nelle municipalizzate, nelle società miste, nelle fondazioni, nei giornali, nei festival di canzonette e nei tornei di calcio rionali… Una spirale che non solo fa torto alle migliaia di persone perbene, a destra e a sinistra, che si dedicano alla politica in modo serio e pulito. Ma che è suicida: più potere per fare più soldi, più soldi per prendere più potere e ancora più potere per fare più soldi… (pp. 7-8 )

La montagna “clientelare”, nata per distribuire fondi abusivamente (stiamo parlando di 12 miliardi di euro) e che coinvolge “almeno un terzo delle Comunità” definite appunto montane, è solo l’inizio, dunque.
Poi si parla di tante magagne che nel seguito troveranno ampio spazio, di cui perciò non tratto qui, ma dei privilegi va riportata qualcosa.

…L’indennità è infatti solo una parte della paga vera e propria, come la considera qualunque cittadino. E che comprende ogni mese un sacco di altre voci. Quali la diaria: 4003 euro, meno 258 per ogni giorno di assenza ma solo “dalle sedute dell’Assemblea in cui si svolgono votazioni qualificate” e solo se il senatore manca per più del 70% delle votazioni nell’arco della giornata. Più il rimborso forfettario delle spese di viaggio: 554 euro per chi risiede a Roma, da 1108 a 1331 per chi abita fuori a seconda se sta a meno o a più di 100 chilometri dall’aeroporto o dalla stazione più vicini. L’aereo e il treno sono gratis.

Più 258 euro di “spese per viaggi internazionali d’aggiornamento”. Più 346 euro per “spese telefoniche”. Più un “rimborso forfettario per le spese sostenute per retribuire i propri collaboratori e per quelle necessarie a svolgere, anche nel collegio elettorale, il mandato”: 4678 euro, in parte (1638) dati direttamente al senatore medesimo e in parte (3040) al suo gruppo parlamentare. Fatti i conti, un senatore che vive a Roma e partecipa con regolarità ai lavori incassa ogni mese 12.032 euro netti. Uno che vive a Potenza o a Sondrio, coi rimbrosi più alti, 12.809. (p. 12)

Gli autori tengono a precisare poi che:

  1. l’Italia è in Occidente il paese con più parlamentari eletti;
  2. lo stipendio di un deputato è cresciuto dal 1948 a oggi – inflazione considerata – di sei volte;
  3. “nessuno si avvicina ai 149.215 euro di stipendio base dei nostri deputati europei”;
  4. scandalosa – tra le altre cose – è “l’insofferenza di molti parlamentari verso chi calcola nel loro stipendio anche i soldi per il collaboratore” che in realtà gestisce a proprio piacimento: “ipocrisia fino all’indecenza” (pp. 13-14).

Ampio spazio è dedicato alla vicenda imprenditoriale e politica di Sergio De Gregorio: una ditta di abbigliamento, scarpe, ombrelli e qualt’altro diventa pian piano – a forza di legami politici – un vero partito “fantoccio” che “si è ritrovato nel 2006 a essere l’ago della bilancia che poteva salvare o affossare Prodi” (p. 17). Impossibile riassumere tante e tali “storie” senza riportare il libro intero. Tanti misteri,

Misteri però tutti dentro un sistema profondamente marcio. Dove il bramino sa che, una volta varcato l’ingresso del Palazzo della Casta, è a posto. In eterno. Perchè troverà sempre qualcuno, davanti a qualsiasi grattacapo, pronto a difenderlo in cambio di un voto. (p. 20)

Qualche “costo della politica”: della Camera, che negli ultimi quindici anni è aumentato da 636 a 1004 milioni di euro (inflazione considerata); di Palazzo Madama, nei cinque anni berlusconiani, 2202 milioni di euro. Ma gli autori insistono: questo è niente.
Chiude l’introduzione al volume l’amara realtà siciliana di “don” Vincenzo Lo Re, “erede di una dinastia rimasta sul trono di Militello quasi più dei Savoia su quello d’Italia, fin dai tempi in cui il bisnonno entrò in consiglio comunale a metà Ottocento” (p. 23), e che oggi dà posti a moglie, figli, parenti ed amici. Indescrivibilmente vergognoso.


Rimando naturalmente all’argomento del forum di Sitosophia sopra segnalato; tuttavia, per comodità della lettura, rendo disponibile un documento (in formato pdf) completo dei riassunti degli altri capitoli del libro.
Per altre discussioni politiche su Sitosophia, rimando al forum dedicato.
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