La rinascita democratica dell’Italia consiste precisamente nella sua morte. Essa avviene da circa trent’anni e – senza cedere a catastrofismi, inutili alla seria e documentata percezione delle cose – il nostro Paese si sta così avviando alla sua morte, democratica o tout court. Mi diletto – in realtà, mi intristisco – a riflettere molto brevemente sulla questione a partire dall’intervento di oggi (3 novembre 2008) di Marco Travaglio. Il testo dell’intervento si trova sul sito di Beppe Grillo, ma ne suggerisco caldamente la visione su YouTube: La P2 è viva e lotta con noi.
Marco Travaglio ha ricordato oggi che oltre trenta anni fa un fascista ha istruito dei tesserati alla loggia massonica P2 sul modo di creare un governo che appaia democratico ma che in realtà sia più fascista: addirittura fissista. Il movimento che dà aria alla vita di un Paese viene fermato per soffocare nella stasi: se stai fermo, nel mondo della vita, muori. In politica la stasi – che ormai dura, appunto, da tre decenni – equivale a un coma sociale, culturale e non solo politico. E il coma – un parente mafioso della morte – è contagioso.
Travaglio parla, mano alle carte, del Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli. Su Wikipedia si può ottenere un’idea del progetto, matrice della politica italiana imperante. Le mie riflessioni non hanno altro scopo che informare, discutere – prendere parte, nel senso non di accorparmi ma di schierarmi (termini militari non a caso difficili da evitare): prendendo posizione, contro. La lista degli appartenenti alla loggia è presente sulla stessa Wikipedia, mentre il testo integrale di Gelli è presente su Wikisource. Consiglio la lettura, per capire di che parole siamo farciti; che parole una nazione prende come motto segreto; che testo crea il nostro contesto.
Si diceva contagioso, questo coma politico. Sì, perché – a prescindere dalla vittoria dell’uno o dell’altro candidato alle presidenziali statunitensi – il mondo che si affaccia oggi ai nostri occhi è un mondo in guerra continua e un Paese come il nostro, nello stato in cui il nostro Stato si trova, non contribuisce al proliferare della pace ma produce la guerra – fomentando una eccitazione già nell’aria – perché cresciuto negli ultimi decenni nella costruzione di una dittatura culturale. Altre dittature non esistono, d’altronde.

4 Commenti
In effetti, tra le varie puntate di Passaparola a cura di Travaglio questa è particolarmente inquietante perchè discetta a proposito di manovre non meno subdole di altre e allo stesso tempo così sotto gli occhi di tutti… è tragico constatare come tanti indizi non hanno creato una prova, in altre parole, come la gente ancora non sospetti la realizzazione di un progetto che ha tutti i caratteri dell’illiberalità camuffata da decisionismo, da tutela del mercato, da garanzia del cittadino dagli abusi, etc. Per dirla con Crozza, ci sono un po’ troppe cose davanti agli occhi delle quali non si capisce la relazione: solo che Crozza è ironico, la gente comune invece la relazione no sa probabilmente nemmeno dove dovrebbe stare.
Spesso accade – per volontà o per ignoranza – che tali indizi vengano interpretati come banale dietrologia… Ma le cose stanno davvero dietro la nostra testa, basterebbe appunto voltarsi un momento.
Segnalo, inoltre, una registrazione in formato mp3 di un approfondimento radiofonico (di 3 ore) sulla P2, presso Skypecast (dell’agosto di quest’anno). Si può scaricare a questo indirizzo.
Pancho Pardi (IdV) ha scritto su Imperialismo Pagano su “L’allievo supera il maestro (Berlusconi e Gelli)”.