Per questa sezione, così inaugurata, avevo pensato altro; tuttavia – le cose non vanno mai come si progettano: si gettano da sole, in realtà. Inauguro dunque questo spazio dedicato al cinema con un breve articolo sul recente Changeling (Clint Eastwood, USA 2008) avvertendo che si tratta di una forma del tutto diversa rispetto a quella che utilizzerò nelle prossime occasioni (per intenderci – quelle progettate). Questa prima occasione – che evidentemente è una “riflessione cinematografica” davvero minore – è data dalla collaborazione con l’Associazione Etnea Studi Storico-Filosofici (cui va il mio ringraziamento) che inaugura un nuovo giornale: “Timeo”. Nel numero 0 (marzo 2009) è presente una versione più breve dell’articolo che qui invece propongo integralmente, per quanto breve.
Il nuovo lavoro di Clint Eastwood alla regia (e per la seconda volta anche alla colonna sonora), Changeling, si presenta piacevolmente in linea con quelli precedenti. Se pensiamo infatti a Mystic River e a Un mondo perfetto (probabilmente esteticamente superiori a questo), rileviamo immediatamente una continuità concettuale: da un lato le violenze subìte dai bambini, protagonisti e vittime dei suoi film, e dall’altro lo scontro tra il singolo e la corruzione diffusa, specie degli organi ufficiali dello Stato coi quali si dovrebbe garantire l’ordine e la protezione.
Nel nuovo film entrambi gli aspetti sono presenti, richiamando l’attenzione su un vecchio caso giudiziario risalente al 1928. La sceneggiatura di Changeling è difatti la più spietata realtà statunitense: una donna cui è stato rapito il figlio chiede assistenza e protezione alla polizia locale (di Los Angeles) ma questa esercita su di lei, come su altri cittadini inermi, un’autorità che, corrotta fino ai vertici, diventa un’ossessione orwelliana. La donna viene prima ingannata sul ritrovamento del figlio, poi palesemente oltraggiata e infine detenuta come inferma mentale, perché aveva osato opporsi ai criteri meschini della polizia. La sua è una storia che non potrà avere un lieto fine, sebbene il rapitore verrà poi arrestato e condannato.
L’attualità del tema trattato è davvero rilevante: l’esercizio del potere è inestricabilmente legato al rigore etico tanto del singolo burocrate quanto del politico; quando vengono a mancare le funzioni di controllo all’interno della società, l’amministrazione e la regolamentazione della stessa vengono affidate alle piccole coscienze locali che spesso non riescono a concepire la propria funzione al di là del proprio interesse e della propria immagine mediatica. La finzione, secondo Eastwood e secondo quanto è accaduto in quella occasione, ha vita breve e viene punita; ma quante volte nella quotidiana realtà ciò avviene? Nelle sventure capitate alla giovane madre protagonista della triste vicenda, bisogna considerare che la risoluzione razionale e giuridica delle amenità che si verrebbero a creare in siffatte condizioni sociali di corruzione rivela una visione, ahinoi, ottimistica.
Da un punto di vista estetico, il lavoro di Eastwood è probabilmente inferiore a Mystic River quanto a movimento dell’azione e dei personaggi (se escludiamo poche sequenze davvero degne del regista americano) ossia la tonalità emotiva che colora certe immagini della pellicola, e forse è inferiore a Un mondo perfetto quanto a sceneggiatura: la realtà talvolta, per quanto complessa e inaspettata, non garantisce una forte presa su chi la vede rappresentata; in tal senso il filo che lega le parti del film risulta in parte scontata. Bisogna tuttavia rilevare che non è su questi aspetti che Changeling probabilmente punta: il suo motore sta tutto nel raccontare una situazione politica e sociale che si è verificata in passato, si verifica ancora e che va scongiurata nell’immediato avvenire.
Changeling
Nel nuovo film entrambi gli aspetti sono presenti, richiamando l’attenzione su un vecchio caso giudiziario risalente al 1928. La sceneggiatura di Changeling è difatti la più spietata realtà statunitense: una donna cui è stato rapito il figlio chiede assistenza e protezione alla polizia locale (di Los Angeles) ma questa esercita su di lei, come su altri cittadini inermi, un’autorità che, corrotta fino ai vertici, diventa un’ossessione orwelliana. La donna viene prima ingannata sul ritrovamento del figlio, poi palesemente oltraggiata e infine detenuta come inferma mentale, perché aveva osato opporsi ai criteri meschini della polizia. La sua è una storia che non potrà avere un lieto fine, sebbene il rapitore verrà poi arrestato e condannato.
L’attualità del tema trattato è davvero rilevante: l’esercizio del potere è inestricabilmente legato al rigore etico tanto del singolo burocrate quanto del politico; quando vengono a mancare le funzioni di controllo all’interno della società, l’amministrazione e la regolamentazione della stessa vengono affidate alle piccole coscienze locali che spesso non riescono a concepire la propria funzione al di là del proprio interesse e della propria immagine mediatica. La finzione, secondo Eastwood e secondo quanto è accaduto in quella occasione, ha vita breve e viene punita; ma quante volte nella quotidiana realtà ciò avviene? Nelle sventure capitate alla giovane madre protagonista della triste vicenda, bisogna considerare che la risoluzione razionale e giuridica delle amenità che si verrebbero a creare in siffatte condizioni sociali di corruzione rivela una visione, ahinoi, ottimistica.
Da un punto di vista estetico, il lavoro di Eastwood è probabilmente inferiore a Mystic River quanto a movimento dell’azione e dei personaggi (se escludiamo poche sequenze davvero degne del regista americano) ossia la tonalità emotiva che colora certe immagini della pellicola, e forse è inferiore a Un mondo perfetto quanto a sceneggiatura: la realtà talvolta, per quanto complessa e inaspettata, non garantisce una forte presa su chi la vede rappresentata; in tal senso il filo che lega le parti del film risulta in parte scontata. Bisogna tuttavia rilevare che non è su questi aspetti che Changeling probabilmente punta: il suo motore sta tutto nel raccontare una situazione politica e sociale che si è verificata in passato, si verifica ancora e che va scongiurata nell’immediato avvenire.