Nascituri in fasci

La legislazione di pubblica sicurezza del 1926 recitava: «Quanto all’istituto del sequestro (…) si prevede un potere di intervento diretto dell’autorità di pubblica sicurezza nei confronti di scritti o stampati che siano contrari agli interessi nazionali dello Stato (…) ovvero contengano avvisi che facciano riferimento diretto o indiretto a metodi anticoncezionali o corrispondenze amorose o immagini relativi ai delitti di sangue» (P. Caretti, Diritto dell’informazione e della comunicazione, Bologna 2004, pag. 43).
All’interno del fascista Codico Rocco del 1930, riguardo la disciplina dei reati a mezzo stampa, compare il «reato di incitamento a pratiche contro la procreazione» (ivi, pag. 42).
Nel 1946 non si dispone il sequestro preventivo dei giornali ma «solo in due ipotesi viene confermato un potere di sequestro esercitabile direttamente dall’autorità di pubblica sicurezza e più precisamente in relazione a stampati che vìolino il limite del buon costume o il divieto di propaganda di mezzi anticoncezionali» (ivi, pag. 47).

L’assoggettamento – la soggezione della cosa come della persona – richiede la presenza del subiectum, colui che si pone in condizione inferiore. Più soggetti vi sono, maggiore sarà il potere.
Dall’atto del concepimento sarebbe virtuoso passare al concepimento pensato: l’atto del concetto. Il migliore anticoncezionale è la cultura della pace tra soggetto e oggetto, quando non c’è tempo per scontrarsi ma solo spazi dove incontrarsi. Lo s-contro è l’intensificarsi dell’opposizione, il suo eccesso. L’in-contro è l’annullamento di due forze grammaticali opposte: l’humus della pax.
L’incontro perfetto è quello in cui non ci si vede, tocca e sente mai. La pace riposa nella distanza (il segreto è la segregazione stessa).

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