«Ora sono più della mia immagine»

A chi guarda l’invisibile (la forma in nuce del testo), la citazione appare immediatamente come quello spazio ingovernabile tra le linee perfette dell’intreccio: emerge ribelle il contenuto incontentabile in una forma che non gli appartenga già da sempre.

Non riesce di pensare altro di dicibile, se non qualche domanda. La prima è questa: — Perché, in fin dei conti, un editore dovrebbe avere “quanto gli spetta” per pubblicare il frutto di un lavoro il cui «elevato valore culturale» è riconosciuto, una buona volta, tanto dal ministro quanto dall’esteta? Come se non bastasse aver l’onore d’accostare all’Opera il nome d’ufficio in copertina. Vedere per credere: Johann Georg Hamann, Æsthetica in nuce, a cura di Giuseppe Raciti, Guida Editore, Napoli 2003.*

Il catalogo neoapocalittico di H. esce, or sono quasi dieci anni, rigenerato, come apparisse una terza volta, in lingua italiana emendata — e nessuno dice niente? Che fine hanno fatto gli esemplari di «bestia accademica», interpreti degli interpreti colleghi? La risposta è che chi offre una «critica della notte» non si può aspettare che d’essere letto al buio? La salvezza, allora, spunta davvero come un fungo? Dove, quando è andata perduta la «puntualità» di Hebbel?

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