Dormire (divertissement)

«Dormire, magari sognare». Amleto (atto terzo, scena prima) non può agire, perché ogni azione perde il proprio nome (non la si può chiamare «azione») se non è atto supremo, quello di piantarsi uno stiletto nel petto. E da che l’uomo ha coscienza, ha paura di morire perché non sa che cosa potrebbe mai sognare una volta morto. La paura del sogno, la coscienza la impone, rende tutti noi «codardi», a maggior “ragione” coloro che si affannano col pensiero, quelli che si ostinano a pensare: pensa e ripensa, la morte ti spaventa. Dunque una cosa è chiara: la morte, per l’uomo, non è altro che il timore di un brutto sogno, perché un brutto sogno è la cosa che non conosciamo e che temiamo per eccellenza, per l’appunto – come la morte.

Non si può agire in sogno, non ci sono azioni in sogno, perché non si muore in sogno: appena si sta per morire, ci si sveglia di soprassalto. La morte nel sogno riporta alla vita lucidamente cosciente, come in vita si sogna di non morire. Il sogno non sta tra vita e morte, piuttosto abbraccia vita e morte: chi non ha paura di sognare, anche brutti sogni, è già morto in vita. Evvivaddio. Ma non si può agire nemmeno in vita, se non morendo. L’azione è esclusa in sogno tanto quanto da svegli, l’atto è sempre mancato (e qui e lì). Ci manca solo l’atto, ed è finita.

Quando s’è detto che la vita è sogno, s’è detto che la morte è sconfitta. Non c’è azione che si possa fare in vita perché non c’è vita che si possa vivere al di là d’un sogno, che chiaramente è un incubo. La vita è un incubo. Evvivaddio, sempre meglio che svegli. «Chi dorme non piglia pesci». Ovvero non agisce. Chi dorme non agisce, e si sa. Chi muore non agisce, ma ha agito almeno una volta (solo una volta, una tantum). Per agire bisogna «crepare di certezza», la certezza di aver agito, la si tiene stretta e così si muore in pace. Chissà perché non si può dire che uno è «dormito», uno dorme, ma non riesce mai a essere dormito, può essere «morto», ma non dormito: si concede «addormentato», ma non si concede: «attormentato». Si fosse addormiti, si sarebbe morti. Quindi o si muore o si dorme, mai nel trapassato, ma sempre nell’atto presunto. Presuntuoso l’«attore».

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