«Elohìm»

Le religioni sono nate come tentativo di ricostruire, ritentare un contatto con degli esseri che sono stati considerati superiori, divini, in grazia dell’incolmabile distanza che li separava dall’uomo in termini di conoscenza, capacità, potere.

Così Mauro Biglino riassume, in conclusione (p. 343), il portato del proprio saggio: Il dio alieno della Bibbia (Uno Editori, 2011). Basata sul metodo della «traduzione letterale» dei testi considerati «sacri» dalle più diffuse religioni monoteistiche, la tesi di fondo è che la Bibbia non parli affatto del dio tramandato da quelle religioni, né tantomeno di un dio unico ma di diversi «Elohìm». E che tali «Elohìm» non siano propriamente dèi, bensì degli esseri assimilabili al divino in misura della loro «superiorità».

L’elemento notevole è che questa tesi viene ricavata dalla lettura «fedele» del testo originale, senza mai discostarsene e considerandolo alla stregua di un qualsiasi altro testo antico «cronachistico», cioè scevro da figurazioni, allegorie e accorgimenti retorici di natura teologica o d’altro tipo.

Il raffronto rapido ma circostanziato con altri testi antichi, considerati anch’essi cronachistici, consente di formulare la conclusione riportata in apertura (e da qui l’interesse per nuovi «sviluppi», con riferimenti ai testi omerici). L’idea che in effetti si delinea è che la religione non consista nel rapporto tra dio e uomo, bensì nella «nostalgia» di un tale rapporto.

Le risposte fornite alle numerose domande che il testo stesso pone, probabilmente, costituiscono la sua parte meno importante. Sono le domande, piuttosto, a destare interesse. Per via della loro chiara legittimità.

Paradossalmente (ma non troppo), a convincermi non è la sola lettura, ma anche l’ascolto. Porto ad esempio la conferenza catanese del 23 maggio 2015. Nonostante il contesto e la resa del video, l’esposizione di Biglino appare tra le più fulgide. Inutile nasconderlo: quando si tratta di «convincersi», la figura e la credibilità dell’oratore risultano essenziali. E di tutti i suoi «colleghi», è Mauro Biglino a «vincere».