Scienza e tecnica costituiscono quindi una potenza dell’espansione del capitale indipendente dalla grandezza data del capitale in funzione, allo stesso modo dell’aumento dello sfruttamento della ricchezza naturale mediante il semplice elevamento della tensione della forza-lavoro. Questa potenza si ripercuote contemporaneamente su quella parte del capitale originario che è entrata nel suo stadio di rinnovamento. Nella sua nuova forma il capitale s’incorpora gratis il processo sociale compiuto mentre agiva la sua vecchia forma. Certo, questo sviluppo della forza produttiva è anche accompagnato da un deprezzamento parziale dei capitali in funzione. Quando questo deprezzamento si fa sentire acutamente per via della concorrenza, il peso principale ne cade sull’operaio, poichè il capitalista cerca un indennizzo aumentando lo sfruttamento di quest’ultimo.
Così Karl Marx ne Il capitale. Critica dell’economia politica (libro I, tomo terzo, trad. it. di Delio Cantimori, Edizioni Rinascita, Roma 1953, pag. 52). A dispetto di quanto recentemente affermato da Massimo Cacciari, secondo cui il progresso politico avrebbe oggi portato anche in Italia un superamento degli ideali di sinistra al punto da ritenere necessario guardare al di là di schieramenti partitici divenuti ormai obsoleti, in realtà le cose non sono cambiate – in buona sostanza, al di là del fenomeno delle rivolte operaie, quella dell’operaio è ancora una condizione di mera schiavitù.

