Chi ha paura del comunismo?

Lo scienziato, naturalmente. Di ogni tipo: lo scienziato della comunicazione, lo scienziato dell’economia, lo scienziato della politica, lo scienziato della società, persino lo scienziato paradossalmente detto ‘teorico’ – cioè tanto il fisico quanto il filosofo della scienza che lo (in)segue. Per capirlo basta leggere due scritti, il primo integralmente in rete: «Who’s afraid of Communism» di Giuseppe Raciti (2010); il secondo solo in piccolissima parte: Il pensiero ermafrodita della scienza di Franco Soldani (Faremondo Edizioni, 2009). Se dal primo apprendiamo che ‘comunismo’ altro non è che l’indistinzione di teoria e prassi (in senso politico, in senso epistemico, in senso filosofico insomma), dal secondo evinciamo che questa distinzione è invece assolutamente e costantemente presente in ogni ‘teoria scientifica’ che sia degna di tale nome e a ogni scienziato che tale intenda definirsi.
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Cattivi pensieri

Il pensiero nasconde al proprio interno qualcosa di inestricabilmente perverso e maligno. Ma cos’è questo male, costantemente nascosto e attivo, che attenta al vivere? È come un fastidioso trangugiare sé stessi, desiderio interiore e innato di distruggere la propria presenza nel mondo – il proprio pensare cosciente – alla ricerca del silenzio e del non senso, per reintegrarsi nella natura delle cose. Il bianco e il nero, l’uomo e la donna, l’albero e la terra in natura non esistono se non come li possiamo vedere, cioè ‘bianco’ misto a ‘nero’, ‘uomo’ con caratteri ‘femminili’, ‘donna’ con caratteri ‘maschili’, ‘alberi’ che si fondono con la ‘terra’. Come la chimica impone all’universo la necessità delle relazioni, così l’uomo è attratto dal relare, unire o dividere, e tuttavia nella relazione cogliere distintamente gli elementi che la compongono. Il concetto è infatti la visione d’insieme – il concerto – di percezioni particolari. Il mondo organizzato dal pensiero è la terra trasformata alchemicamente in strumento di conoscenza. Più del cervello, è il libro il vero organon della conoscenza. Il puro Male è l’infinito – cioè l’indefinito, che non ha limite, né Forma – il brutto: la natura indistinta delle cose (che non sono più ‘cose’, ma un-tutto-indistinto-naturale). Questo il primo corollario del principio della kalokagathia.

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Sure?

An American woman protests in this way against the proposal by a preacher from Florida to burn the Koran in memory of 9/11.
But the most offensive is always the attack on the language, on the our own.

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Del dolce naufragare

In quel mare magnum che è la produzione libraria, tra «scartafacci» di crociana memoria e libri a grande tiratura, è facile naufragare. Nella rete non si è salvi – tantomeno. E tuttavia bisogna tentare di nuotare. Segnalo qui i portali più importanti presso i quali è possibile recuperare sia libri all’apperenza perduti che quelli più commerciati. Per questi ultimi spesso è sufficiente IBS, per volumi in lingua italiana e anglosassone. Offre poi un’ampia scelta tra testi nuovi e usati, quindi spesso non più in commercio, il grande portale di Amazon, per libri in lingua tedesca, francese o anglosassone (di recente apertura la versione italiana). Se si cerca però un testo fuori commercio si possono consultare sia altri portali che dei siti rivelatisi preziosi per le ricerche più ardue: i portali sono Maremagnum e BookFinder, gli altri Libri Co. Italia, ComproVendoLibri e AbeBooks. In questi casi, come anche per Amazon, le spese di spedizione possono diventare costose (Maremagnum offre il proprio servizio di ricerca alla commissione di un euro; un prezzo sensato se si pensa a Mare Librorum che richiede il pagamento annuale di un abbonamento anche solo per effettuare le ricerche). Continua a leggere »

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Nascituri in fasci

La legislazione di pubblica sicurezza del 1926 recitava: «Quanto all’istituto del sequestro (…) si prevede un potere di intervento diretto dell’autorità di pubblica sicurezza nei confronti di scritti o stampati che siano contrari agli interessi nazionali dello Stato (…) ovvero contengano avvisi che facciano riferimento diretto o indiretto a metodi anticoncezionali o corrispondenze amorose o immagini relativi ai delitti di sangue» (P. Caretti, Diritto dell’informazione e della comunicazione, Bologna 2004, pag. 43).
All’interno del fascista Codico Rocco del 1930, riguardo la disciplina dei reati a mezzo stampa, compare il «reato di incitamento a pratiche contro la procreazione» (ivi, pag. 42).
Nel 1946 non si dispone il sequestro preventivo dei giornali ma «solo in due ipotesi viene confermato un potere di sequestro esercitabile direttamente dall’autorità di pubblica sicurezza e più precisamente in relazione a stampati che vìolino il limite del buon costume o il divieto di propaganda di mezzi anticoncezionali» (ivi, pag. 47).

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