Il cerchio della vita e il cerchio ancor più grande della morte

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Togliere l’humus ad un uomo significa fornirgli le armi «per il bene della nazione» – o per la sua distruzione? «Il potere è potere» recita la legge del mondo: e allora those living for death will die by their own hand. Solo arrivati al termine della vita si capisce che essa non è un’ordalia. E allora rigetteresti il sistema, ma dettando nuove regole. È una scelta singolarepeace or annihilation.

State of the world 2010

Pubblicato in un momento di lucidità | Etichette: , , , | Scrivi un commento

Pensieri senza connessione

Che a tavola si dovrebbe conversare di filosofia l’abbiamo detto. È vero anche, però, che proprio a tavola si può – basta volerlo – decidere di interrompere la connessione dei pensieri: basta accendere il televisore e sintonizzarsi sul canale ‘sbagliato’, che per l’occasione è invece perfetto.
Tuttavia, l’esperimento può giovare a qualcos’altro: una discussione accidentale su quale debba essere eletto il canale davvero ‘giusto’, sarebbe a dire – il peggiore. Prendiamo, accidentalmente (e mi scuso per l’accidente), due programmi prandiali di due canali ‘per giovani’: Uomini e donne (Canale 5) e I Griffin (Italia 1). La discussione su quale sia il peggiore, in effetti, a ben guardare, pare portare ad una conclusione: a chi piace l’uno non piace l’altro.
È un approdo fondamentale, ma perché è così? Molto semplicemente, perché si tratta di due volgarità specularmente opposte. Sono ‘volgari’ perché il loro spettatore modello è il volgo o, meglio – la persona volgare; ma la volgarità delle persone è di due tipi: 1. la «volgarità gratuita», quella per la quale non s’è speso un momento, un sacrificio, un impegno o persino, in fin dei conti, neanche una lira, quella assunta senza particolari richieste, senza domande, quella che si è presa giusto perché la regalavano per strada o, per l’appunto, in televisione; 2. la «volgarità pagata cara», quella che si è faticato per averne un po’ e di buona qualità (e lo è proprio quando s’è faticato duramente per averla – questo è in genere il ‘pregio’ di una cosa), quella che non si trova in giro ma spesso in buoni libri o dentro buone (spesso anche “brave”) persone, che è costata tempo e denaro, quella per cui s’è esercitata la virtù delle virtù – la pazienza. E la pazienza, soprattutto oggi, non la trovi propriamente in giro – ecco. Queste due volgarità sono, si capisce, opposte in modo speculare – cioè se messe allo specchio combaciano perfettamente, se non fosse che è tutto al contrario (non perché si scambiano il sotto col sopra, ma la destra con la sinistra). E se il primo programma punta diretto alla prima volgarità, cioè a quelle persone che la volgarità l’apprendono proprio mentre lo guardano (o riconoscono la propria in esso), il secondo punta tutto invece sulla capacità di riconoscere la volgarità per riderne – e questa è la fatica che si dura nell’essere volgari davvero: farsi un baffo (una risata) del volgo è la volgarità più piena, la volgarità cólta.

Continua a leggere »

Pubblicato in un momento di lucidità | Etichette: , , | Scrivi un commento

Propedeutica a Hegel

Se si vuole iniziare a capire Hegel è meglio che si torni tra i banchi di scuola; non certo però a sentir parlare di lui, piuttosto a sentire lui stesso. Prima di ogni oltra sua opera andrebbe infatti letta la Philosophische Propädeutik, raccolta delle lezioni ginnasiali che Hegel tenne a Norimberga tra il 1808 e il 1813. Vi è discussa in maniera elementare la fenomenologia dello spirito ad uno stadio maturo e anticipata nei suoi tratti essenziali l’enciclopedia delle scienza filosofiche; è espresso il senso della logica hegeliana e della filosofia del diritto. È la propedeutica perfetta al pensiero di Hegel. Letta questa, si passi pure alla Fenomenologia, quindi alla Scienza della Logica, quindi all’Enciclopedia: basti tanto per capire.
In Italia, naturalmente, un’edizione della Propedeutica non si vede dal 1977 edita da La Nuova Italia, ristampa di quella del 1951 presso Sansoni (di Firenze), curata da Giorgio Radetti, rigorosamente introvabile se non in qualche biblioteca. Il miglior regalo editoriale del 2010 è forse la nuova edizione che presso Bompiani dovrebbe uscire nel giro di qualche mese, a cura di V. Ricci: Tutti gli scritti di Norimberga. Un esempio di quel che si può trovare dentro questo testo è di tale fatta:

Chi persegue il piacere, cerca solo se stesso secondo la propria accidentalità. Chi è occupato con grandi opere e interessi, si sforza soltanto di portare alla realtà effettuale la cosa in sé. Egli è rivolto al sostanziale, non si ricorda di sé in esso, dimentica se stesso nella cosa. Uomini di grandi interessi ed attività sogliono essere compianti dal volgo, poiché hanno poco piacere, ossia vivono soltanto nella cosa non nella loro accidentalità» (Dottrina del diritto, dei doveri e della religione, Seconda sezione: Dottrina dei doveri o Morale, §37).

Rivolgersi alla sostanza delle cose è pensare a tutto fuorché a sé.

Pubblicato in un momento di lucidità | Etichette: , | Scrivi un commento

Sotto un unico cielo

Cosa è il linguaggio e come questo si intreccia con la scrittura: la calligrafia. Cosa ha che fare l’arte della scrittura con l’arte della spada. Cosa significa uno stadio di coscienza. Cosa questo ha che fare con la scrittura e la sua arte. Qual è la differenza tra uno e molti, per noi occidentali «monismo» e «pluralismo», in Oriente. Cosa ha che fare questa differenza con la politica, l’arte di regnare. Cosa significa, esattamente, la «legge». E che rapporto ha tutto ciò con la morte.
Tutto questo è Hero, dalla prima all’ultima scena: un film di Zhang Yimou che magistralmente unisce forma e contenuto, dove l’una è l’altro in modo perfetto. Va’ mirata, quest’opera, come di fronte ad uno specchio. Continua a leggere »

Pubblicato in un momento di lucidità | Etichette: , , | Scrivi un commento

Gemeinsam essen

Il garbo di uno spiritello (uno spirito particolare, anzi individuale) contempla manicare insieme ai propri simili. Dico di uno spiritello perché indico un interesse di una coscienza nei confronti della questione (mangiare, cioè, insieme o no): si tratta di un filosofo, insomma. Un non filosofo, per dir così, non prende parte allo Spirito, quindi non può essere uno spiritello. In ciò il filosofo si accosta al morto. Si accosta, ma ancora si nutre. E lo deve fare gemeinsam: «Solipsismus convictori definisce Kant l’atteggiamento di chi prende i pasti da solo, sottolineando la sconvenienza di tale abitudine per il filosofo, che non può lasciare alcun momento della sua vita alla degradazione di un piacere fine a se stesso» (così scrivono in Storia della felicità, p. 487). La maniera garbata è per Kant lo stimolo della virtù. Allora non basta che si sia in compagnia – bisogna simposiare con grande maniera, con stile. Perché la forma è la matrice del comportamento, almeno tanto quanto l’abitudine è l’ordine dell’etica.

Pubblicato in un momento di lucidità | Etichette: , , | 1 Commento