A proposito di Jakob Spielhans

«Oggi prevale l’etica più franca che si dia, ossia quella espressa dalla massima della sapienza antica: Ego deus mi ipsi lupus tibi». Jakob Spielhans, Fragmente, in Ausgewählten Schriften. («Heute überwiegt die freimütigste mögliche Ethik, das heißt die durch den Denkspruch der antiken Weisheit zum Ausdruck gebrachte: Ego deus mi ipsi lupus tibi»).

Una citazione in una citazione. Così ha inizio e prende forma un esperimento tentato e portato a compimento da Antonio Trovato, Cateno Tempio e dal sottoscritto. Nella suprema ostentazione dell’antinomia logica che consente al falso di ottenere la supremazia sul vero per mezzo del verosimile, abbiamo allestito uno spazio scenico in cui la farsa potesse per un momento prevalere sul ben detto e sul seriamente argomentato: uno spazio all’interno di Sitosophia. In realtà, Facebook (qui e ) è stato il luogo paterno dove la geniale citazione in una citazione riportata in apertura è apparsa per la prima volta ad opera di Antonio. A lui vanno infatti, maestro dell’arte della farsa elevata a scienza quotidiana, il nostro plauso e il nostro rispetto per la sapienza in materia di quieto vivere, cioè sollazzarsi allorquando spesso invece predomina il rigore e la disciplina. Se servisse conferma della profondità della sua ars burlesca e al tempo stesso del fatto che la traccia rivelatoria dell’essenza si annidi già nel nome della Cosa stessa, basterà – non si volesse porre mente all’incipit declamante «una sorta di edotto esperimento» – tradurre lo stesso cognome del filosofo: Giocherellone. Continua a leggere »

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Changeling

(Ripresento qui una versione ampliata, seppur breve del mio articolo apparso nella rivista “Timeo”, numero 0 (marzo 2009) dell’Associazione Etnea Studi Storico-Filosofici.)

Il nuovo lavoro di Clint Eastwood alla regia (e per la seconda volta anche alla colonna sonora), Changeling (Clint Eastwood, USA 2008), si presenta piacevolmente in linea con quelli precedenti. Se pensiamo infatti a Mystic River e a Un mondo perfetto (probabilmente esteticamente superiori a questo), rileviamo immediatamente una continuità concettuale: da un lato le violenze subìte dai bambini, protagonisti e vittime dei suoi film, e dall’altro lo scontro tra il singolo e la corruzione diffusa, specie degli organi ufficiali dello Stato coi quali si dovrebbe garantire l’ordine e la protezione. Continua a leggere »

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Malìa

Malìa è un libretto scritto da Luigi Capuana intorno al 1891. Sono disponibili in rete la copertina della prima italiana (qui di lato riportata) e il testo originale integrale. Apprezzatissima tanto in lingua quanto nella versione in dialetto del 1902, l’opera di Capuana mette a nudo un coacervo di emozioni dure che si sciolgono nello spettatore – come anche nel lettore – assolvendo appieno alla più aristotelica funzione del teatro. Un intreccio di magia, schizofrenia e il più profondo e nobile dei sentimenti umani: non l’amore, ma l’odio. L’odio che è amore. Jana, promessa a Nino, è preda del desiderio per Cola il quale, pur condividendo il sentimento, funestamente sposa la di lei sorella; nel tempo le condizioni di Jana si aggravano, vivendo ella una scissione fortissima tra l’onestà nei confronti del matrimonio della sorella e il desiderio delirante per il marito di lei. L’epilogo è tragico: confessato tutto a Nino, questi uccide Cola “spezzando l’incantesimo”. Continua a leggere »

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In morte di Turi

La morte di Turi fu per lui lo specchio improvviso di quel che era diventato il giovane Bohemien di quarant’anni prima. Come ogni marito andato a male, diede la colpa alla moglie che l’aveva imprigionato, sputò nel suo ventre grasso di terra e si rassegnò a se stesso. (Salvatore La Porta, In morte di Turi, Villaggio Maori Edizioni 2008, pagg. 53-54)

In queste parole l’autore non condensa un omicidio ma l’eterna vita infernale del siciliano. Il ventre grasso è quello della Sicilia, terra che imprigiona e che Brancati vividamente definiva appiccicosa come il miele.

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La difficile arte dell’ozio

Ho letto un articolo su Leggere: tutti che ho trovato molto interessante. Si tratta de «La difficile arte dell’ozio» di Sergio Auricchio, nel numero 31 (Luglio-Agosto 2008) della rivista, che mi permetto di riportare nelle immagini sottostanti. Continua a leggere »

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