La morte di Turi fu per lui lo specchio improvviso di quel che era diventato il giovane Bohemien di quarant’anni prima. Come ogni marito andato a male, diede la colpa alla moglie che l’aveva imprigionato, sputò nel suo ventre grasso di terra e si rassegnò a se stesso. (Salvatore La Porta, In morte di Turi, Villaggio Maori Edizioni 2008, pagg. 53-54)
In queste parole l’autore non condensa un omicidio ma l’eterna vita infernale del siciliano. Il ventre grasso è quello della Sicilia, terra che imprigiona e che Brancati vividamente definiva appiccicosa come il miele.
