Lectio «magistralis»

Forse sono io, per me stesso, ad essere «un cattivo incontro». Ma non «rinuncio al progetto», se è contemplato il fallimento. Perché, a un certo punto, «chissà Hegel cosa ha visto». E ci si precipita tutti a guardare il corpo del testo. Quel cadavere vivo, che deve sorprendermi ancora. →

Mal di denti

Johànn. Sebàstian. Bàch. Con queste paroline armonizzate in sequenza sonora, canora ed epica si è chiuso il mio personale 2012. Probabilmente anche quello di oltre un centinaio di persone, tutte quelle ai piedi del palco del teatro cittadino catanese. Ormai ritengo inutile, ozioso, superfluo chiamarlo col suo bel nome, «Teatro Coppola»: quello è il teatro […]

Di Giuni (di musica)

Noi abbiamo portato con noi certe idee di «bellezza», di «ampiezza di stile», di «pathos», che potremmo anche a rigore avere l’impressione di ritrovare nella banalità di un’opera ben costruita, di un viso dalle linee regolari; ma qui il nostro spirito intento trova davanti a sé l’insistenza di una forma di cui non possiede l’equivalente […]

«Ora sono più della mia immagine»

A chi guarda l’invisibile (la forma in nuce del testo), la citazione appare immediatamente come quello spazio ingovernabile tra le linee perfette dell’intreccio: emerge ribelle il contenuto incontentabile in una forma che non gli appartenga già da sempre. Non riesce di pensare altro di dicibile, se non qualche domanda. La prima è questa: — Perché, in fin […]