La risposta di Giorgio Colli

Domanda: «Lei ha scritto che non vanno dimenticate le ambizioni politiche di Platone e che i “sapienti” non avevano conosciuto queste ambizioni: gli uomini di cultura di oggi le sembrano più vicini ai “sapienti” o a Platone?»

Risposta: «Il “sapiente” sta all’esterno rispetto alla politica perché ritiene che la conoscenza sia superiore all’azione. La politica si rivolgeva al “sapiente” come a qualcosa di superiore, per avere le leggi. Platone vuole invece essere il riformatore dello Stato, vorrebbe imporre alla sfera politica un governo dei filosofi. Nella nostra tradizione l’uomo di cultura è in generale soggetto allo Stato, anche se può sembrare il contrario. C’è una subordinazione della cultura allo Stato. E chi si mette in posizione isolata è liquidato con la definizione di “non impegnato”: la politica dà, a colui che non accetta, la cattiva coscienza di essere uno che non accetta. Ma non mi faccia più domande sul mondo d’oggi».

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