Del dolce naufragare

In quel mare magnum che è la produzione libraria, tra «scartafacci» di crociana memoria e libri a grande tiratura, è facile naufragare. Nella rete non si è salvi – tantomeno. E tuttavia bisogna tentare di nuotare. Segnalo qui i portali più importanti presso i quali è possibile recuperare sia libri all’apperenza perduti che quelli più commerciati. Per questi ultimi spesso è sufficiente IBS, per volumi in lingua italiana e anglosassone. Offre poi un’ampia scelta tra testi nuovi e usati, quindi spesso non più in commercio, il grande portale di Amazon, per libri in lingua tedesca, francese o anglosassone. Se si cerca però un testo fuori commercio si possono consultare sia altri portali che dei siti rivelatisi preziosi per le ricerche più ardue: i portali sono Maremagnum e BookFinder, gli altri Libri Co. Italia, ComproVendoLibri e AbeBooks. In questi casi, come anche per Amazon, le spese di spedizione possono diventare costose (Maremagnum offre il proprio servizio di ricerca alla commissione di un euro; un prezzo sensato se si pensa a Mare Librorum che richiede il pagamento annuale di un abbonamento anche solo per effettuare le ricerche).

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Nascituri in fasci

La legislazione di pubblica sicurezza del 1926 recitava: «Quanto all’istituto del sequestro (…) si prevede un potere di intervento diretto dell’autorità di pubblica sicurezza nei confronti di scritti o stampati che siano contrari agli interessi nazionali dello Stato (…) ovvero contengano avvisi che facciano riferimento diretto o indiretto a metodi anticoncezionali o corrispondenze amorose o immagini relativi ai delitti di sangue» (P. Caretti, Diritto dell’informazione e della comunicazione, Bologna 2004, pag. 43).
All’interno del fascista Codico Rocco del 1930, riguardo la disciplina dei reati a mezzo stampa, compare il «reato di incitamento a pratiche contro la procreazione» (ivi, pag. 42).
Nel 1946 non si dispone il sequestro preventivo dei giornali ma «solo in due ipotesi viene confermato un potere di sequestro esercitabile direttamente dall’autorità di pubblica sicurezza e più precisamente in relazione a stampati che vìolino il limite del buon costume o il divieto di propaganda di mezzi anticoncezionali» (ivi, pag. 47).


L’assoggettamento – la soggezione della cosa come della persona – richiede la presenza del subiectum, colui che si pone in condizione inferiore. Più soggetti vi sono, maggiore sarà il potere.
Dall’atto del concepimento sarebbe virtuoso passare al concepimento pensato: l’atto del concetto. Il migliore anticoncezionale è la cultura della pace tra soggetto e oggetto, quando non c’è tempo per scontrarsi ma solo spazi dove incontrarsi. Lo s-contro è l’intensificarsi dell’opposizione, il suo eccesso. L’in-contro è l’annullamento di due forze grammaticali opposte: l’humus della pax.
L’incontro perfetto è quello in cui non ci si vede, tocca e sente mai. La pace riposa nella distanza (il segreto è la segregazione stessa).

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Il cerchio della vita e il cerchio ancor più grande della morte

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Togliere l’humus ad un uomo significa fornirgli le armi, «per il bene della nazione» – o per la sua distruzione? «Il potere è il potere» recita la legge della terra: e allora those living for death will die by their own hand. Solo arrivati al termine della vita si capisce che essa non è un’ordalia. E allora rigetteresti il sistema, ma dettando nuove regole. È una scelta singolarepeace or annihilation.

State of the world 2010

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Pensieri senza connessione

Che a tavola si dovrebbe conversare di filosofia l’abbiamo detto. È vero anche, però, che proprio a tavola si può – basta volerlo – decidere di interrompere la connessione dei pensieri: basta accendere il televisore e sintonizzarsi sul canale ‘sbagliato’, che per l’occasione è invece perfetto.
Tuttavia, l’esperimento può giovare a qualcos’altro: una discussione accidentale su quale debba essere eletto il canale davvero ‘giusto’, sarebbe a dire – il peggiore. Prendiamo, accidentalmente (e mi scuso per l’accidente), due programmi prandiali di due canali ‘per giovani’: Uomini e donne (Canale 5) e I Griffin (Italia 1). La discussione su quale sia il peggiore, in effetti, a ben guardare, pare portare ad una conclusione: a chi piace l’uno non piace l’altro.
È un approdo fondamentale, ma perché è così? Molto semplicemente, perché si tratta di due volgarità specularmente opposte. Sono ‘volgari’ perché il loro spettatore modello è il volgo o, meglio – la persona volgare; ma la volgarità delle persone è di due tipi: 1. la «volgarità gratuita», quella per la quale non s’è speso un momento, un sacrificio, un impegno o persino, in fin dei conti, neanche una lira, quella assunta senza particolari richieste, senza domande, quella che si è presa giusto perché la regalavano per strada o, per l’appunto, in televisione; 2. la «volgarità pagata cara», quella che si è faticato per averne un po’ e di buona qualità (e lo è proprio quando s’è faticato duramente per averla – questo è in genere il ‘pregio’ di una cosa), quella che non si trova in giro ma spesso in buoni libri o dentro buone (spesso anche “brave”) persone, che è costata tempo e denaro, quella per cui s’è esercitata la virtù delle virtù – la pazienza. E la pazienza, soprattutto oggi, non la trovi propriamente in giro – ecco. Queste due volgarità sono, si capisce, opposte in modo speculare – cioè se messe allo specchio combaciano perfettamente, se non fosse che è tutto al contrario (non perché si scambiano il sotto col sopra, ma la destra con la sinistra). E se il primo programma punta diretto alla prima volgarità, cioè a quelle persone che la volgarità l’apprendono proprio mentre lo guardano (o riconoscono la propria in esso), il secondo punta tutto invece sulla capacità di riconoscere la volgarità per riderne – e questa è la fatica che si dura nell’essere volgari davvero: farsi un baffo (una risata) del volgo è la volgarità più piena, la volgarità cólta.

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Propedeutica a Hegel

Se si vuole iniziare a capire Hegel è meglio che si torni tra i banchi di scuola; non certo però a sentir parlare di lui, piuttosto a sentire lui stesso. Prima di ogni oltra sua opera andrebbe infatti letta la Philosophische Propädeutik, raccolta delle lezioni ginnasiali che Hegel tenne a Norimberga tra il 1808 e il 1813. Vi è discussa in maniera elementare la fenomenologia dello spirito ad uno stadio maturo e anticipata nei suoi tratti essenziali l’enciclopedia delle scienza filosofiche; è espresso il senso della logica hegeliana e della filosofia del diritto. È la propedeutica perfetta al pensiero di Hegel. Letta questa, si passi pure alla Fenomenologia, quindi alla Scienza della Logica, quindi all’Enciclopedia: basti tanto per capire.

In Italia, naturalmente, un’edizione della Propedeutica non si vede dal 1977 edita da La Nuova Italia, ristampa di quella del 1951 presso Sansoni (di Firenze), curata da Giorgio Radetti, rigorosamente introvabile se non in qualche biblioteca. Il miglior regalo editoriale del 2010 è forse la nuova edizione che presso Bompiani dovrebbe uscire nel giro di qualche mese: Tutti gli scritti di Norimberga.

Un esempio di quel che si può trovare dentro questo testo è di tale fatta:

Chi persegue il piacere, cerca solo se stesso secondo la propria accidentalità. Chi è occupato con grandi opere e interessi, si sforza soltanto di portare alla realtà effettuale la cosa in sé. Egli è rivolto al sostanziale, non si ricorda di sé in esso, dimentica se stesso nella cosa. Uomini di grandi interessi ed attività sogliono essere compianti dal volgo, poiché hanno poco piacere, ossia vivono soltanto nella cosa non nella loro accidentalità» (Dottrina del diritto, dei doveri e della religione, Seconda sezione: Dottrina dei doveri o Morale, §37).

Rivolgersi alla sostanza delle cose è pensare a tutto fuorché a sé.

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Sotto un unico cielo

Cosa è il linguaggio e come questo si intreccia con la scrittura: la calligrafia. Cosa ha che fare l’arte della scrittura con l’arte della spada. Cosa significa uno stadio di coscienza. Cosa questo ha che fare con la scrittura e la sua arte. Qual è la differenza tra uno e molti, per noi occidentali «monismo» e «pluralismo», in Oriente. Cosa ha che fare questa differenza con la politica, l’arte di regnare. Cosa significa, esattamente, la «legge». E che rapporto ha tutto ciò con la morte.
Tutto questo è Hero, dalla prima all’ultima scena: un film di Zhang Yimou che magistralmente unisce forma e contenuto, dove l’una è l’altro in modo perfetto. Va’ mirata, quest’opera, come di fronte ad uno specchio.

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Gemeinsam essen

Il garbo di uno spiritello (uno spirito particolare, anzi individuale) contempla manicare insieme ai propri simili. Dico di uno spiritello perché indico un interesse di una coscienza nei confronti della questione (mangiare, cioè, insieme o no): si tratta di un filosofo, insomma. Un non filosofo, per dir così, non prende parte allo Spirito, quindi non può essere uno spiritello. In ciò il filosofo si accosta al morto. Si accosta, ma ancora si nutre. E lo deve fare gemeinsam: «Solipsismus convictori definisce Kant l’atteggiamento di chi prende i pasti da solo, sottolineando la sconvenienza di tale abitudine per il filosofo, che non può lasciare alcun momento della sua vita alla degradazione di un piacere fine a se stesso» (così scrivono in Storia della felicità, p. 487). La maniera garbata è per Kant lo stimolo della virtù. Allora non basta che si sia in compagnia – bisogna simposiare con grande maniera, con stile. Perché la forma è la matrice del comportamento, almeno tanto quanto l’abitudine è l’ordine dell’etica.

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Della vita amena

Curo questo sito ma non me ne curo; sono i miei amici a curarsene – e mi invogliano a scrivervi, ché ultimamente l’ho curato poco davvero. Non perché non voglia, in realtà – quanto perché non abbia di che scrivere. Non è indifferenza, la mia, a scrivere in materia di società – ché la materia della società sono io e non mi sono certo indifferente – bensì disimpegno per queste cose e impegno per altre. Le cose altre mi rapiscono ma gli amici mi forniscono la sostanza di cui parlare.
Infatti, segnalo una interessante serie americana prodotta, sceneggiata e diretta da David Goyer, autore dei Batman di Nolan, dal titolo FlashForward. Conoscere il futuro, cambiarlo o esserne schiavi: le solite cose; ciò che conta è sapere che un film può rapirmi senza interessarmi. E anche il contrario: mi interessa ma non mi attrae. Punto e basta.
Intanto vivo in biblioteca e godo dei frutti dell’amore universale: la filantropia che spinge a scrivere di noi e per noi. Leggo e penso. Che altro serve, Signori?
Non è impostura ma oziosa ipocrisia. E viva la seconda.

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Cervelli fuggenti. Per il movimento studentesco

Ogni tanto, di fronte ad avvenimenti sociali e politici degni di scandalo, ci si ri-unisce – e questo è bene. Ma se per seguire un motto (“ …unitevi!”) allora si tenga a mente che si è vittime di un ingenuo fraintendimento dettato da indottrinamento. Alla fine di un testo che raccoglie in antologia alcuni scritti del noto etologo, Konrad Lorenz afferma che sono sette i modi in cui “la nostra cultura” starebbe portando avanti il proprio suicidio. Il settimo è costituito proprio dall’indottrinamento. Egli, pensando alle grandi disattenzioni del mondo politico e sociale alle più basilari emergenze planetarie, scrive:

Questa irresponsabilità dei responsabili non è dovuta al loro essere stupidi o immorali. ma al loro indottrinamento. Questo può essere considerato il pericolo pubblico numero sette; fondamentalmente identico alla superstizione, è mimetizzato da una terminologia pseudo-scientifica e cresce velocemente col numero assoluto di persone che possono essere influenzate dai cosiddetti mass-media. La funzione di ogni dottrina, come dice Philip Wylie, è di spiegare ogni cosa. Dove impera una dottrina, se n’è andata ogni possibilità di verità e, con questa, ogni speranza di un consenso intelligente1.

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A proposito di Jakob Spielhans

«Oggi prevale l’etica più franca che si dia, ossia quella espressa dalla massima della sapienza antica: Ego deus mi ipsi lupus tibi». Jakob Spielhans, Fragmente, in Ausgewählten Schriften. («Heute überwiegt die freimütigste mögliche Ethik, das heißt die durch den Denkspruch der antiken Weisheit zum Ausdruck gebrachte: Ego deus mi ipsi lupus tibi»).

Una citazione in una citazione. Così ha inizio e prende forma un esperimento tentato e portato a compimento da Antonio Trovato, Cateno Tempio e dal sottoscritto. Nella suprema ostentazione dell’antinomia logica che consente al falso di ottenere la supremazia sul vero per mezzo del verosimile, abbiamo allestito uno spazio scenico in cui la farsa potesse per un momento prevalere sul ben detto e sul seriamente argomentato: uno spazio all’interno di Sitosophia. In realtà, Facebook (qui e ) è stato il luogo paterno dove la geniale citazione in una citazione riportata in apertura è apparsa per la prima volta ad opera di Antonio. A lui vanno infatti, maestro dell’arte della farsa elevata a scienza quotidiana, il nostro plauso e il nostro rispetto per la sapienza in materia di quieto vivere, cioè sollazzarsi allorquando spesso invece predomina il rigore e la disciplina. Se servisse conferma della profondità della sua ars burlesca e al tempo stesso del fatto che la traccia rivelatoria dell’essenza si annidi già nel nome della Cosa stessa, basterà – non si volesse porre mente all’incipit declamante «una sorta di edotto esperimento» – tradurre lo stesso cognome del filosofo: Giocherellone.
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