«Libertà fondamentali»

«L’accesso libero al mercato comune lo ottiene chi accetta le quattro libertà fondamentali europee: quella delle persone, dei beni, dei servizi e del capitale» (A. Merkel). Cfr. Artt. 56-60 del Trattato CE.

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Codice gigante

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Prima pagina (verso) del «Codex Gigas».

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«Elohìm»

Le religioni sono nate come tentativo di ricostruire, ritentare un contatto con degli esseri che sono stati considerati superiori, divini, in grazia dell’incolmabile distanza che li separava dall’uomo in termini di conoscenza, capacità, potere.

Così Mauro Biglino riassume, in conclusione (p. 343), il portato del proprio saggio: Il dio alieno della Bibbia (Uno Editori, 2011). Basata sul metodo della «traduzione letterale» dei testi considerati «sacri» dalle più diffuse religioni monoteistiche, la tesi di fondo è che la Bibbia non parli affatto del dio tramandato da quelle religioni, né tantomeno di un dio unico ma di diversi «Elohìm». E che tali «Elohìm» non siano propriamente dèi, bensì degli esseri assimilabili al divino in misura della loro «superiorità».

L’elemento notevole è che questa tesi viene ricavata dalla lettura «fedele» del testo originale, senza mai discostarsene e considerandolo alla stregua di un qualsiasi altro testo antico «cronachistico», cioè scevro da figurazioni, allegorie e accorgimenti retorici di natura teologica o d’altro tipo.

Il raffronto rapido ma circostanziato con altri testi antichi, considerati anch’essi cronachistici, consente di formulare la conclusione riportata in apertura (e da qui l’interesse per nuovi «sviluppi», con riferimenti ai testi omerici). L’idea che in effetti si delinea è che la religione non consista nel rapporto tra dio e uomo, bensì nella «nostalgia» di un tale rapporto.

Le risposte fornite alle numerose domande che il testo stesso pone, probabilmente, costituiscono la sua parte meno importante. Sono le domande, piuttosto, a destare interesse. Per via della loro chiara legittimità.

Paradossalmente (ma non troppo), a convincermi non è la sola lettura, ma anche l’ascolto. Porto ad esempio la conferenza catanese del 23 maggio 2015. Nonostante il contesto e la resa del video, l’esposizione di Biglino appare tra le più fulgide. Inutile nasconderlo: quando si tratta di «convincersi», la figura e la credibilità dell’oratore risultano essenziali. E di tutti i suoi «colleghi», è Mauro Biglino a «vincere».

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Lectio «magistralis»

Forse sono io, per me stesso, ad essere «un cattivo incontro».
Ma non «rinuncio al progetto», se è contemplato il fallimento.
Perché, a un certo punto, «chissà Hegel cosa ha visto».
E ci si precipita tutti a guardare il corpo del testo.
Quel cadavere vivo, che deve sorprendermi ancora.

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Ai Mamiani

… A queste piagge | venga colui che d’esaltar con lode | il nostro stato ha in uso, e vegga quanto | è il gener nostro in cura | all’amante natura.

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Il vero investigatore

True Detective, di Nic Pizzolatto. Americano, dalle origini italiane. Accademico, quindi hollywoodiano. Il mistero da risolvere è come sia possibile che riscuota successo la filosofia al cinema. Grande cinema per la televisione via cavo, tratto dalla letteratura. Sì, è «noir». Ma è filosofico. «Nero filosofico». E l’unico filosofo citato è Nietzsche, come per errore. Mistero.

È una cosa che va accettata, bisogna prenderne atto: ai coglioni piace la filosofia, ma solo se la vedono al cinema. Forse al cinema la filosofia acquista un senso. Perché c’è di mezzo un attore, quando c’è.

Prendiamone atto.

True Detective

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